Il Sesterzio

La tradizione numismatica ha da sempre genericamente indicato come “di bronzo” le monete di metallo non prezioso, realizzate con una grande varietà di materiali, che fanno riferimento al rame puro e a tutte le sue leghe, in particolare a quella con stagno e piombo – il bronzo propriamente detto – o zinco, all’epoca denominata oricalco per il colore giallo che la assimila all’oro, oggi chiamata ottone.
In epoca imperiale la moneta di bronzo fondamentale fu il sesterzio, in latino sestertius, nome che deriva per elisione da semis tertius, in quanto il suo valore era pari a due assi e mezzo. A partire da Augusto e fino alla seconda metà del III secolo d.C., fu coniato in oricalco e rappresentò la moneta di maggiore uso in tutto l’Impero.
La progressiva svalutazione del denaro d’argento rese anacronistica la coniazione del sesterzio come suo sottomultiplo e si avviò, anche per la moneta di bronzo, un periodo convulso con emissioni scoordinate e prive di rapporti certi con il resto del sistema monetario: nacquero nomi come follis, maiorina e centennionale, la cui corrispondenza alle monete reali è molto dubbia, tanto che alcuni studiosi preferiscono definire le monete di questo periodo con il dittongo Ae – abbreviazione di aes, “bronzo” – seguito da un numero, variabile fra 1 e 4, che ne individua il diametro. Se è vero che le monete d’oro rappresentano il massimo livello di espressione artistica della romanità in campo numismatico, è altrettanto vero che i sesterzi, per effetto del diametro molto maggiore, offrirono agli incisori occasioni di rappresentare sia i ritratti, sia le tipologie dei rovesci con maggiore aderenza alla realtà e con una dovizia di particolari talora sorprendente e fonte di informazioni preziosissime su tutti gli aspetti della civiltà romana.
Un altro aspetto caratterizza e impreziosisce i sesterzi: la patina, cioè l’ossidazione naturale cui sono soggetti il rame e tutte le sue leghe, ma non l’oro e solo in misura minore l’argento. A seconda delle caratteristiche del terreno nel quale un sesterzio ha trascorso i secoli che lo separano dal suo ritrovamento, la sua superficie assume colorazioni diversissime, che vanno da tutte le sfumature del verde, al rosso scuro, al marrone, fino al nero. Una bella patina spesso vale più della moneta sottostante ed è una testimonianza inoppugnabile di autenticità.
La monete di bronzo erano ovviamente destinate alla circolazione minuta e passavano di mano più volte al giorno; salario giornaliero degli operai comuni, servivano per acquistare generi di prima necessità come gli alimenti. Questa vastità di circolazione, estesa a ogni strato sociale, fu sempre abilmente sfruttata dal potere imperiale, che trovava nei sesterzi un formidabile strumento di propaganda e di creazione del consenso, tanto che il sesterzio può essere definito un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa in un mondo nel quale non ne esistevano altri.

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