L'Aureo

La moneta d'oro tipica della serie romana imperiale non ha un nome specifico, ma nelle fonti storiche pervenuteci viene genericamente definita nummus aureus, “moneta d’oro”. La terminologia numismatica ne ha da secoli consacrato il nome in aureo. La genericità del nome ha un significato profondo: l’aureo fu per oltre tre secoli una sorta di lingotto d’oro monetato, il cui valore era determinato dal peso dal momento che, anche nei periodi di maggiore decadenza, fu coniato utilizzando tondelli d’oro al titolo di 960, il massimo che la tecnica di raffinazione dei metalli consentisse. A partire da Costantino il nummus aureus prese il nome di solidus, ossia “solido, compatto, massiccio, consistente” e infatti, mutato l’aspetto e ridotto il peso rispetto all’aureo precedente, il materiale utilizzato per coniare il solido continuò ad essere oro puro, cioè appunto massiccio, secondo il massimo grado di purezza allora possibile.
La moneta d’oro rappresentava il corrispettivo per le transazioni più importanti: proprietà immobiliari, bestiame e partite di merce all’ingrosso. La maggioranza della popolazione dell’epoca poteva vivere anche l’intera vita senza mai possedere una sola moneta d’oro.

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